I Passi falsi di FAW in Germania e l’accordo SILK-FAW in Italia

Timeo Sinas et dona ferentes

Breve storia della Byton Automobili, start up sino americana tedesca, fallita dopo l’ingresso di FAW, azienda di Stato cinese, a causa delle interferenze del governo di Xi Jinping.

Condurre una azienda in collaborazione con il governo cinese non deve essere impresa facile stando alle dichiarazioni del CEO della Byton,  Carsten Breitfeld, che dopo l’ingresso dello stato cinese nella compagine societaria attraverso la casa automobilistica statale FAW decide di lasciare l’azienda che ha contribuito a fondare.

Un super dream team, toni trionfalistici, auto innovative presentate ai saloni più’ importanti in Cina e America, la Byton-FAW nasceva sotto i migliori auspici.

Nel 2017 la “Byton è una startup di successo che può vantare tra le sue fila molti ex manager BMW divisione veicoli elettrici. Oltre a Carsten Breitfeld, che ha seguito lo sviluppo della BMW i8, fanno parte del team anche Benoit Jacob, ex capo progettista di BMW i, Henrik Wenders, ex direttore marketing di BMW i, e Dirk Abendroth, capo sviluppatore BMW i drive.

Presente inoltre anche Daniel Kirchert, manager, che ha costruito la joint venture BMW-Brilliance in Cina. A queste figure di spicco si aggiungono anche risorse umane di Google, Toyota e Tesla. Tutto questo ci fa capire che il know-how di Byton è molto solido”.

L’idea e’ quella di lanciare, entro il 2020, 3 modelli di SUV full electric del segmento premium dotate delle tecnologie piu’ avanzate che si distinguono per design e dotazioni.

Nel 2018 la FAW, First Auto Works, di proprietà dello stato cinese, investe una “quantità significativa di denaro” nella Byton divendo di fatto il controllore della societa’.

Nel 2019 vi e’ il primo avvicendamento, Carsten Breitfeld, fondatore e CEO della startup EV Byton, lascia l’azienda in contrasto con il governo cinese. Secondo il fondatore della casa automobilistica il governo cinese esercita troppa influenza dopo l’ingresso di FAW. Aggiungendo che mentre l’accordo con FAW ha conferito credibilità e un maggiore accesso ai fornitori, questi vantaggi sono stati accompagnati da supervisione e interferenza tali da rendere la convivenza non piu’ possibili.

“Se il governo cinese entra nella tua azienda e ne prende, in una certa misura, il controllo, cosa che ha fatto alla fine dei conti, le cose cambiano”, ha detto Breitfeld.

“La mia sensazione è che la porteranno a una fase in cui l’intera vicenda di Byton verrà conclusa, manterranno semplicemente l’impianto e la piattaforma”, ha detto, riferendosi allo stabilimento di produzione di Byton a Nanchino, in Cina, e alla tecnologia, facendo capire che le reali intenzioni del governo cinese sono quelle di approfittare della Start Up per trasferire tecnologia dalla Germania e dagli Stati Uniti verso la Cina.

Dopo un 2020 burrscoso a causa del Covid e dei ritardi nel lancio delle vetture il 2021 si sveglia con colpi di scena uno dietro l’’altro, nel gennaio la societa’ cinese Foxconn, nota principalmente come produttore di dispositivi Apple, nel tentativo di espandere il proprio business nel settore automobilistico, si unisce a Byton per tentare un salvataggio. Si vocifera che la produzione del primo modello la Byton M-byte iniziera’ entro il primo trimestre del 2022. Intanto negli Stati Uniti si procede con licenziamenti collettivi per i 500 ingegneri impiegati negli stabilimenti di Santa Clara, Caalifornia.

Giungiamo cosi’  al capitolo finale, dopo non aver pagato per alcuni mesi gli stipendi ai dipendenti tedeschi dello stabilimento di Ismaning in Baviera, Il tribunale distrettuale di Monaco annuncia,  il 20 Aprile scorso, l’avvio della procedura di insolvenza per Byton GmbH.

L’azienda chiude i battenti dopo circa quattro anni di vita senza aver mai prodotto una sola auto, lasicando per strada circa 1500 tra ingegneri e tecnici specializzati tra Germania e Stati uniti.

A guadagnarci per ora sono i cinesi della FAW che hanno potuto sfruttare un super team americano e uno tedesco per supportarli ad ideare, progettare, ingegnerizzare e produrre una auto elettrica di alta gamma.

Stessi toni trionfalistici e stesse caratteristiche dell’investimento le ritroviamo  nella Joint venture Silk-FAW con degli aggiustamenti non di poco conto che dimostrano come il governo cinese abbia appreso dalla esperienza precedente.

La FAW in Italia non viene certo a cercare know how nella produzione di auto elettriche o a guida autonoma, loro sono molto piu’ avanti di noi in entrambi i settori, ma il design raffinato e i segreti del marketing dei marchi Ferrari e lamborghini.

Questa volta non cerca una allenza con un partner tecnico forte con precedente esperienza nel settore automoblistico, il partner in questo caso e’ la Silk EV, societa’ fondata da tale Jonathan Krane, fondatore e amministratore delegato di KraneShares, una società di gestione patrimoniale che tratta  fondi di investimento incentrati sulla Cina piazzandoli a investitori di tutto il mondo.

Insomma un mondo  completamente avulso da quello dell’automotive.

Krane per sopperire all’inesperienza ha voluto accanto a se Amedeo Felisa, attempato top manager della Ferrari da tempo in pensione e certo non espertissimo del settore auto elettrica avendo vissuto una vita profesionale tra i motori a scoppio, ma conoscitore profondo del mondo Ferrari.

La cosa degna di nota e’ che la Silk FAW, la societa’ nata dall’incontro tra Silk EV e FAW, e’ al momento una piccola SRL, senza nessun dipendente, con un unico socio titolare, Jonathan Krane e 10 mila euro di capitale sociale. La FAW non ne fa parte anche se lo scorso febbraio ha annunciato la partnership con Silk EV per la progettazione e produzione di future auto di segmento Super Premium con marchio Hongqi serie S. La prima dovrebbe essere la Hongqi S9 auto ibrida con motore V8 a benzina da 1400 cavalli.

Speriamo che la fine della Byton insegni qualcosa anche ai nostri politici, raggianti per il raggiunto accordo e nel giubilo generale non dimentichino che trattare con il governo cinese e’ sempre, sempre difficile come insegnano i progetti Belt and Road Initiavies nel mondo dove dietro le BRI si nasconde sempre la trappola del debito e della dipendenza politica.


					

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