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4b è il movimento che vuole persuadere le donne a dire no a uomini, sesso, matrimonio e bambini.

4b è il movimento che vuole persuadere le donne a dire no a uomini, sesso, matrimonio e bambini.

Dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti d’America sono stati portatori di cambiamenti sociali che hanno plasmato il resto del mondo: la Cultura Giovanile, il Femminismo, il movimento Hippie, il Rock, la letteratura, ma anche il cinema e il teatro hanno contribuito a rendere le società in cui viviamo più libere e dinamiche e hanno radicalmente trasformato l’uomo creando nuove categorie sociali, i giovani, i gay, i single etc..
Ad esempio negli anni sessanta del secolo scorso l’affermarsi della Cultura Giovanile ha frantumato le barriere generazionali, destrutturando la condizione anagrafica, si è oggi giovani per scelta e i consumi giovanili, la cultura giovanile sono diventati prevalenti.
Il femminismo americano ha contribuito a cambiare i rapporti uomo donna e ha favorito l’ascesa del caleidoscopico movimento LGTBQ+. Oggi il genere ma anche il sesso sono diventati fluidi, mutevoli, un desiderio. Tutte queste rivoluzioni non hanno però totalmente frantumato il baluardo maschilista.
Nel momento in cui nell’occidente i motori del cambiamento sociale sembrano aver perso trazione e sembra essere diminuita la capacità di confronto sui modelli prevalenti, dalle società patriarcali dell’est Asia giungono notizie di movimenti cu⁴he riprendono i messaggi del femminismo radicale americano: il movimento 4B in Corea e il movimento 6B4T in Cina che dal primo trae le mosse.
4B è il movimento che vuole persuadere le donne sudcoreane a dire no a uomini, sesso, matrimonio e bambini.
“Sono una donna eterosessuale che non è interessata ad avere relazioni con gli uomini”, dice Bonnie Lee, “non mi importa di trovare un fidanzato o avere un matrimonio da favola, e voglio decidere da sola quale sarà il mio e vissero-felice-e-contenti”.
E non è la sola. Un numero crescente di donne sudcoreane si sta unendo attorno allo Hashtag #4B per rifiutare le rigide norme patriarcali e promettere di non sposarsi, di non avere figli, non uscire più con uomini e fare sesso.
“Ho sempre pensato che come donna ci siano più svantaggi che vantaggi nell’essere sposata”, dice la signora Lee, una professionista sulla quarantina che vive con il suo cane vicino a Seoul.
Ora ha deciso di andare oltre abbracciando il movimento femminista radicale “4B” o “quattro no”: niente appuntamenti, niente sesso, niente matrimonio e niente figli.
In una nazione dove spesso ci si aspetta che le mogli lavorino, crescano i figli e si prendano cura dei suoceri anziani con poco o nessun aiuto da parte del partner non c’è da meravigliarsi che i matrimoni stiano precipitando.
“Nel mercato del matrimonio, la tua vita precedente e la tua esperienza lavorativa non contano”, spiega Lee, che ha due lauree e un master in Business Administration. In Corea “Per qualche motivo ridicolo, anche essere altamente istruiti diventa uno svantaggio. Ciò che conta di più come potenziale moglie è se sei in grado di prenderti cura di tuo marito, dei figli e dei tuoi suoceri “.
Conosco amiche istruite e qualificate che hanno avuto problemi sia al lavoro che a casa dopo aver avuto figli.
Queste sono le difficoltà narrate in un recente film coreano di successo, Kim Ji-young, nata nel 1982. Il Film, basato su un controverso romanzo femminista, è incentrato su una donna sudcoreana sposata che ha lasciato il lavoro e lotta per crescere suo figlio con un i pochi sostegni che riceve dallo stato e dalla comunità.
A dimostrazione della differente visione del mondo tra maschi e femmine gli spettatori danno giudizi divergenti sui social: le donne hanno assegnato mediamente 9,5 stelle su 10 gli uomini hanno dato 2,8 su 10.
Un numero crescente di donne sta voltando le spalle alle aspettative tradizionaliste della società sudcoreana dominata dagli uomini, dove le mogli che lavorano trascorrono quattro volte più tempo nelle faccende domestiche rispetto ai loro mariti.
Un decennio fa quasi il 47% delle donne coreane single affermavano di ritenere necessario il matrimonio. L’anno scorso la percentuale era scesa al 22,4%, mentre il numero di coppie sposate è calato a 257.600, in calo rispetto ai 434.900 del 1996.
Non ci sono dati ufficiali sulla dimensione del movimento 4B, ma i suoi membri dicono che conta migliaia di followers.
Nel frattempo, un canale YouTube femminista separato che predica il boicottaggio del matrimonio e la procreazione ha raccolto più di 100.000 iscritti.
Lee ha anche adottato alcuni principi di “Escape the Corset” “abbandona il corsetto”, un movimento contro i rigidi standard di bellezza nato anche questo in Corea del Sud: alcune aderenti hanno condiviso video virali mentre distruggono le loro collezioni di trucchi.
Il 6B4T è un movimento femminista Cinese nato dal movimento 4B coreano che invita le donne non solo a dire no ma le incita anche a osteggiare la cultura prevalente, il modello patriarcale e il sessismo al lavoro per evadere l’oppressione della società dominata dal maschio.
I 6B (le sei negazioni) sono riferiti al fare sesso con uomini, uscire con uomini, sposarsi con uomini, procreare, comperare prodotti considerati misogini e far mancare il supporto alle altre donne single.
I 4T si riferiscono invece ad abbandonare la moda dei vestiti attillati e sexy, la religione, gli idoli pop, l’ossessione per la cultura Otaku (subcultura giapponese del mondo dei manga e anime).
Il movimento 6B4T ha ultimamente attirato le attenzioni della censura cinese che ha fatto chiudere sui social media gli account che contengono riferimenti al #6B4T.
La cancellazione dei gruppi non è passata inosservata soprattutto grazie alla denuncia sui social dell’attivista Viola Zhou, volto del movimento #MeToo in Cina e protagonista della prima sentenza per un caso di molestie sessuali, che vede coinvolto un noto presentatore della tv di stato.
Il governo cinese ha iniziato ad interessarsi ai movimenti femministi e da quando tutte le agenzie statistiche riportano un preoccupante calo delle nascite e dei matrimoni che potrebbe mettere a rischio, secondo il partito, il futuro economico e sociale della nazione.
I movimenti femministi vengono visti dal governo come estremismi e che diffondono idee pericolose e radicali che distolgono i giovani dall’ideale di Xi Jinping di creare una società prospera, stabile e armonica.
La chiusura dei profili femministi 6B4T ha causato però la reazione delle simpatizzanti incluso molte donne che non fanno parte del movimento ma che si sono sentite in dovere di esprimere la loro solidarietà.
Per alcune donne il movimento 6B4T rappresenta uno strumento di resistenza passiva e autoprotezione nell’attuale situazione di disparità di genere nell’est Asia.
La discriminazione di genere rappresenta la modalità prevalente in Cina. Nel panorama della censura cinese su Internet rispetto ad altri argomenti politici, alle questioni di genere viene generalmente concesso più spazio per la discussione. Spesso scoppiano diverbi intensi tra giovani femministe e uomini che le accusano di essere state “corrotte” dai valori occidentali.
Kailing Xie, una ricercatrice su genere e politica presso l’Università di Warwick, ha detto che sebbene le autorità abbiano tradizionalmente visto i movimenti femministi come marginali e meno minacciosi rispetto ad altri tipi di attivismo, le voci crescenti di giovani donne istruite sono sottoposte a un controllo più ufficiale.
“Il modello di governo in Cina si basa ancora sul matrimonio eterosessuale come stabilizzatore sociale”, ha detto Xie. “Questi gruppi femministi, in particolare quelli contro il matrimonio, contro la procreazione, stanno innervosendo il governo”.
La leadership del Partito Comunista, che pone grande enfasi sulla stabilità, ha recentemente reso il divorzio più difficile per proteggere i matrimoni. Il crollo dei tassi di natalità della Cina ha instillato la preoccupazione tra le femministe che il governo intensificherà gli sforzi per spingere le donne ad avere figli.
Al momento nessun riverbero ha raggiunto l’occidente ma chissà se il futuro ci riserverà un nuovo contagio asiatico questa volta diffuso dalle donne che difendono la loro libertà e dignità.

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