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Perchè i giovani si allontanano dalla partecipazione politica e sociale

Negli ultimi anni, alcuni movimenti di protesta giovanili scaturiti dai paesi avanzati hanno avuto riverbero a livello globale tra questi il movimento per il clima “Fridays For Future” avviato da Greta Thunberg, il movimento “Black Lives Matter” che negli Stati Uniti per protestare contro il razzismo nelle forze dell’ordine e il movimento social #metoo.
L’Italia non ha fatto eccezione: la marcia per il clima ha attirato studenti delle scuole medie e superiori e molti giovani e donne hanno partecipato all’attivismo online del movimento #MeToo per i diritti delle donne e contro i casi di femminicidio.
Nonostante ciò, tutti i sondaggi e le ricerche sociali mostrano che la partecipazione politica dei giovani, cioè l’interesse per i movimenti sociali, in Italia è inferiore che in altri paesi.

Negli ultimi anni, alcuni movimenti di protesta giovanili scaturiti dai paesi avanzati hanno avuto riverbero a livello globale, tra questi citiamo il movimento per il clima “Fridays For Future” avviato da Greta Thunberg, il movimento “Black Lives Matter” nato negli Stati Uniti per protestare contro il razzismo nelle forze dell’ordine e il movimento femminista #MeToo.
L’Italia non ha fatto eccezione: la marcia per il clima ha attirato migliaia di studenti delle scuole medie e superiori e molti giovani e donne hanno partecipato all’attivismo online del movimento #MeToo per i diritti delle donne e contro i casi di femminicidio.
Nonostante ciò, tutti i sondaggi e le ricerche sociali mostrano che la partecipazione dei giovani, cioè l’interesse per i movimenti sociali, in Italia è inferiore che in altri paesi.
Ad esempio, solo il 20% dei giovani italiani crede di poter cambiare attraverso la partecipazione il proprio paese, il dato più basso tra i paesi esaminati nel sondaggio sulla consapevolezza politica dei giovani di Eurostat.
Questa tendenza non è il risultato di una mutata natura o morale piuttosto, ci sono fattori strutturali e culturali che incidono sulla coscienza, e spingono i giovani a prendere le distanze dalla politica e dall’impegno sociale.
Perché le generazioni più giovani stanno prendendo le distanze dalla politica e abbandonando i movimenti sociali?
Nel 2019 l’Osservatorio sulle tendenze giovanili, un gruppo di ricerca del CNR ha condotto una indagine tra le persone di età compresa tra i 20 ei 69 anni per analizzare l’atteggiamento nei confronti dei movimenti politici o sociali.
La tabella seguente misura il livello di accordo o disaccordo con ciascuna affermazione per i diversi gruppi di età. Le prime tre asserzioni rilevano il grado di approvazione degli intervistati nei confronti delle proteste, mentre le ultime tre riflettono gli atteggiamenti negativi.

Perché i giovani dimostrano da un lato disincanto dall’altro ritengono che le proteste siano un fastidio, siano di parte o frutto di posizioni estremiste?
Un fattore è la ridotta visibilità dei movimenti sociali in Italia dagli anni ’90 in poi.
I sindacati stanno assistendo a un calo dei tassi di adesione e anche nelle università, un tempo focolaio delle proteste giovanili, i gruppi studenteschi sono in declino.
Dai fragorosi anni ’70 in poi l’Italia ha visto via via un calo del numero di proteste, e i movimenti sindacali e i partiti stanno diventando meno visibili per la popolazione in generale. In tali circostanze, in mancanza di un modello, di una guida è difficile per i giovani elaborare un pensiero critico e proprie modalità di opposizione.
Avrebbero potuto svilupparle se avessero assistito alle trasformazioni che l’attivismo sociale provoca nella società, ma se ciò non accade, è difficile dare un senso al proprio impegno.
Nella società odierna, è perciò comprensibile che i giovani abbiano difficoltà a credere che le loro azioni possano cambiare qualcosa.

La generazione invisibile.
E quando oggi i giovani non hanno più nessun palcoscenico dove sperimentare ruoli e modalità di organizzazione, dove la scuola e l’università hanno smesso di offrire opportunità di partecipazione sociale e politica, quando la disoccupazione giovanile riduce le possibilità di partecipazione alla vita attiva, i giovani divengono il popolo della notte perché di giorno non trovano posto, non trovano una propria collocazione. I giovani sono il popolo che si riunisce all’ora dello happy hour o si danno appuntamento sui social per scontrarsi.
Contribuiscono all’allontanamento, al disincanto, anche le mutate condizioni socioeconomiche. Le tasse universitarie e il costo degli studi, ad esempio, sono aumentati vertiginosamente dagli anni ’90 e anche questo ha tolto a molti la possibilità di parcheggiarsi all’università e sperimentare altre modalità di vita.
Sebbene non tutti i giovani frequentino l’università, anche gli studenti universitari, uno strato relativamente benestante, si trovano ad affrontare tempi più cupi rispetto alle generazioni passate.
Gli studenti devono affrontare maggiori oneri sotto forma di tasse e affitti, il che pone loro più pressione nel finire in tempo il corso di studi e affrettarsi nella ricerca di un lavoro.

Occupazione e condizione sociale sempre più fluide
Oltre ai cambiamenti nelle condizioni sociali, l’individualismo e l’aumento dell’occupazione non regolare stanno allontanando i giovani dalla partecipazione politica.
Sebbene l’Italia non sia mai stata una società omogenea, negli anni ’70 e ’80 erano chiari i “percorsi” di vita, precostituiti più o meno secondo attributi o categorie distinte: giovani, donne, lavoratori, e la quasi impermeabile divisione per classi sociali.
Nella società contemporanea, tuttavia, raramente è possibile identificarsi in una categoria omogenea, con una sua identità.
Questo crea incertezza: diventa difficile alzare la voce per difendere i propri interessi quando non è chiaro chi siano gli altri che li condividono, tant’è che l’unico movimento capace di organizzare a livello globale una variegata massa di giovani e non solo è il movimento più indistinto di tutti: il movimento di coloro che non si riconoscono nelle categorie precostituite di maschi e femmine, gli LGTBQ+.
Di conseguenza, le persone temono che esprimere apertamente le proprie opinioni possa provocare conseguenze indesiderate.
Anche la fluidificazione dell’occupazione e dello status sociale hanno un impatto. I lavoratori occasionali ora rappresentano quasi il 60% della forza lavoro tra i giovani e il lavoro si sta polverizzando, il che limita la partecipazione delle persone ad azioni collettive, sia legate al lavoro che a questioni sociali.
E quando l’attivismo raggiunge un risultato positivo, è difficile prevedere per quanto tempo si potrà godere dei benefici, tutto cambia troppo velocemente e in modo sempre più accelerato.
Tali circostanze transitorie inducono i giovani in posizioni fluide a prendere le distanze psicologicamente dagli sforzi collettivi per cambiare la società.

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