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Alcune riflessioni sulla Pandemia

La pandemia ancora in corso come tutti gli eventi catastrofali e’ causa, catalizzatore, innesco e acceleratore di mutamenti radicali e duraturi;
l’Italia in brevissimo tempo ha colmato ritardi decennali e ha acquisito modalità di lavoro, stili di vita e consumi da nazione digitalmente avanzata e iperconnessa.
Nuovi vocaboli, usati prima solo dagli specialisti, quali DAD, smartworking, online shopping, food delivery, video conferencing, mobile banking, etc. sono divenuti di uso comune.
I genitori hanno imparato a lavorare da casa e i figli si sono diplomati e laureati a distanza.
I cellulari si sono popolati di nuove App per la DAD, le video conferenze, i meeting, gli acquisti digitali e le consegne a domicilio, ma anche per il contact tracing e i rapporti con la pubblica amministrazione, consentendo alla societa’ della sorveglianza di fare un ulteriore “grande balzo in avanti”.
Come conseguenza le grandi Città, una volta polo di attrazione per il lavoro e lo studio, hanno perso popolazione.
Ad esempio nel corso del 2020 Milano ha subito un impressionante calo di abitanti, e pendolari.
La fuga da Milano non è stato un episodio che ci ricorda l’inizio della pandemia, quando, improvvisamente, moltissime persone presero d’assalto la stazione Centrale per ritornare alla propria terra d’origine, ma è un moto continuo che da allora non si è mai fermato e che sta svuotando sempre di più le strade della città.
Secondo i dati dell’anagrafe a inizio 2021 i residenti a Milano sono calati sotto il milione e quattrocento mila.
Ora che il lavoro è sempre di più in modalità Smartworking, e lo studio in modalità DAD, molte persone sono partite da Milano per non farvi più ritorno.
Si osserva una nuova interessante tendenza: quella di alcuni giovani pensionati che preferiscono tornare nella loro terra di origine dove il costo della vita è assai più basso, il clima più mite, l’aria meno inquinata e i servizi passabili.
Uno degli insegnamenti della pandemia è che la qualità dell’ambiente e dell’aria, giocano un ruolo importante nella dannosita’ dei virus, con le zone più inquinate che riportano dati di mortalità e letalita’ decisamente più alti.
Molte aziende internazionali hanno adottato lo Smartworking come modalità permanente. Dopo un primo periodo di sperimentazione e assestamento hanno capito che i risparmi sono notevoli e la produttività addirittura più alta.
Mi vengono in mente le belle torri di Piazza Gae Aulenti e quelle di City Life oramai occupate solo per metà o anche meno.
Molti settori assieme al lavoro in ufficio subiranno dei cambiamenti inaspettati, rivoluzionari e duraturi, penso alla ristorazione, ai negozi e alle palestre, soppiantate da food delivery, online shopping e videoginnastica che conquisteranno sempre più ampie quote di mercato.
Sono cambiamenti che credo arricchiranno i meno e impoveriranno i più: la Virgin Active coi suoi giovani videogenici Trainerstars vincerà sulle piccole palestre, e Amazon e soci faranno scomparire innumerevoli negozi di ogni tipo, piccoli, medi e grandi.
Anche a Modena si osservano fenomeni simili a quelli descritti prima. Ad esempio nella banca dove lavoro per mantenere il distanziamento ci siamo divisi in tre gruppi, due si alternano in ufficio e uno lavora stabilmente da casa, in questo modo la presenza in ufficio è assai ridotta.
Un amico toscano che lavora in Maserati mi racconta che anche loro hanno adottato lo Samrtworking in modo permanente. Ha perciò potuto fare rientro a Volterra da dove facilmente raggiunge Modena una o due volte a settimana quando deve assicurare la presenza in ufficio.
La pandemia ha rivoluzionato in breve tempo e per sempre il nostro modo di vivere e interagire con gli altri: dagli incontri casuali, agli amici, ai colleghi ai parenti.
Un dato preoccupante è l’isolamento dei giovani. Con le scuole, le palestre e gli altri luoghi di aggregazione chiusi i giovani hanno meno possibilità di incontrarsi e interagire con i propri coetanei, innamorarsi, litigare, imparare a gestire le proprie emozioni.
Il rischio è che la costrizione divenga routine e che una intera generazione alla fine si abitui a vivere in casa e si trovi maggiormente a suo agio nel mondo virtuale che in quello reale.
Secondo me uno degli effetti di più lungo periodo che lascerà l’impatto più visibile è la caduta del numero delle nascite.
Avere un bambino è un grande atto di fede.
Risparmi solidi, un buon lavoro, un partner affidabile, una rete solidale di familiari e amici, una casa e un ambiente sano, sono queste le principali richieste che i giovani fanno quando decidono di portare una nuova vita al mondo.
La grande domanda ora è quante coppie hanno rimandato la gravidanza durante la pandemia – e quante continueranno a farlo anche dopo che il mondo tornerà alla normalità.
Questa scelta personale ha conseguenze a lungo termine per la societa’, che impattano su questioni che vanno dalla immigrazione, all’economia, all’età pensionabile.
Nel mese di dicembre e’ nato il primo dei bambini concepiti all’inizio della pandemia.
I demografi e i politici stanno tenendo d’occhio questi i numeri per capire quanto sara’ grave il calo delle nascite, ma che un piu’ rigido inverno demografico seguirà è una certezza.
L’ONU ha previsto che alcuni paesi, tra cui il nostro, vedranno la loro popolazione dimezzata nei prossimi cinquant’anni. I tassi di nuzualita’ e natalità, gia’ prima della pandemia, erano ai minimi e in continua discesa. Secondo l’associazione avvocati divorzisti nel 2020 le separazioni sono aumentate del sessanta per cento.
La pandemia è come l’ultima spinta contro un edificio, quello della famiglia, che stava già crollando.
Le coppie aspettano sempre più a lungo per avere il primo figlio, cosi’ la proporzione della popolazione in eta’ fertile si sta via via e ineluttabilmente riducendo.
Tutte le nazioni industrializzate da decenni combattono il fenomeno della denatalita’ e cercano di mantenere o aumentare la propria popolazione favorendo l’immigrazione.
Sarà difficile trattenere i giovani talenti in Patria tentati sempre piu’ dalle melodiose sirene tedesche, americane o cinesi.
Secondo l’ISTAT nell’ultimo decennio si è registrato un significativo aumento delle cancellazioni anagrafiche di cittadini italiani per l’estero (emigrazioni) e un volume di rientri che non bilancia le uscite (complessivamente 899mila espatri e 372mila rimpatri).
Puntare pero’ alla crescita attraverso l’immigrazione e’ una soluzione a breve termine. Tra i maggiori fornitori di immigrazione negli ultimi anni ci sono il Bangladesh, l’India, la Cina e le Filippine. Ma anche questi sono paesi che stanno assistendo al crollo del tasso di natalita’.
D’altro lato abbiamo assistito negli ultimi anni ad un fiorire di programmi pro famiglia e pro natalità che non hanno dato i frutti sperati.
L’Italia è da anni entrata nella trappola della denatalita’ nella quale le donne in età fertile diminuiscono costantemente così da rendere impossibile una ripresa della popolazione anche in presenza di un consistente aumento del tasso di natalita’: la piramide delle età è invertita e le coorti tra i 40 – 60 anni sono più numerose di quelle in età fertile (tra 20 e 40) che sono a loro volta più numerosi di quelle tra 0 e 20 anni. Quindi anche incrementando significativamente il numero di figli per donna non si riuscirebbe a colmare il gap con i decessi.
I politici, liberali o sovranisti che siano, hanno bisogno di una popolazione sempre in crescita (per il proprio paese) perché tendono a spendere piu’ di quanto potrebbero, lasciando il debito a future generazioni sempre meno numerose.
I governi tendono a spendere troppo e hanno bisogno di più nascite, di più immigrazione per finanziare le loro spese, per mantenere la promessa di un miglioramento continuo nello stile di vita dei propri cittadini, per garantire più servizi, piu’ ospedali, più trasporti, più benessere.
Ma la crescita costante non è sostenibile.
Qualcosa deve assolutamente cambiare.
Bisogna che i governi imparino a spendere entro i propri mezzi.
Fare con quello che si ha, cercando anzi di fare sempre di più con meno, meno risorse, meno persone, meno sprechi, solo questo assicurera’ un futuro felice al pianeta.

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