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Il Mio Amico Chen Gaung

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Avevo pianificato la mia vacanza a Pechino con largo anticipo. Volevo essere in Piazza Tienanmen il 4 giugno, a 30 anni data dalla strage, quando, secondo alcuni studiosi, migliaia di studenti furono trucidati dalle truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione.
La Cina di oggi ha volutamente dimenticato quei fatti.
I cinesi non ci tengono a fare i conti con la propria storia, le vittime, i vinti, con o senza Nobel, sono i miseri, i perdenti e non bisogna curarsi di loro al massimo deriderli incuranti, passando accanto a bordo di reboanti Lamborghini.
La Dea della Democrazia mai più brillerà a Tienanmen e tutti coloro che s’erano abbagliati al suo fulgore saranno presto morti e sotterrati.
Alcuni per non essere annoverati tra i perdenti negano persino di averne preso parte. La Cina moderna, di successo, non ammette tentennamenti pena l’esclusione.
Sono arrivato a Pechino in aereo da Kunming tre giorni prima. Era festa nazionale quel fine settimana.
L’hotel era stato scelto con cura e si trovava al limite della città proibita, circa 20 minuti a piedi da Tienanmen.
La mattina seguente eravamo già in fila ai controlli di polizia per poter entrare in piazza prima che la calca arrivasse e la canicola, l’umidità e l’inquinamento rendessero l’aria irrespirabile.
I controlli di sicurezza sono stati i più severi di sempre in Cina.
La piazza è enorme! Da Tienanmen al Mausoleo, di Mao che si trova al centro della piazza in un edificio appositamente costruito dopo la sua dipartita nel 1976, ci saranno 500 metri!
A giudicare dalle code ai controlli di polizia erano entrate prima di noi migliaia di persone ma una volta in piazza sembrava quasi di essere soli.
Era come trovarsi in una piazza semivuota, lo sguardo da qualsiasi angolo poteva facilmente incrociare, senza incontrare ostacoli, quello del Chairman Mao che ti osserva imperturbabile dalla Porta della Pace Celeste.

Dovevano essere proprio in tanti i giovani cinesi che la gremivano in quei febbrili giorni del giugno 1989. Secondo alcune ricostruzioni si trovavano in Piazza non meno di 200 mila giovani quando l’allora Segretario del Partito Comunista Zhao Ziyang fece la sua ultima apparizione pubblica per chiedere agli studenti di terminare lo sciopero della fame e non sacrificare le loro giovani vite. “voi studenti state diventando molto deboli … potrebbe essere molto pericoloso per la vostra vita”.

Ma il dado oramai era tratto, i militari nascosti nella grande Sala del Popolo erano pronti a entrare in Piazza da occidente e sparare sulla folla. Gli ordini arrivavano col passaparola.

Mentre ricostruivo i fatti mentalmente mi sovvenne di avere appreso da un libro della Louisa Lim la storia di un giovane che allora diciassettenne si arruolo’ nell’esercito popolare di liberazione per sfuggire alla vita grama delle campagne dello Henan e perseguire un sogno, quello di diventare un artista.

Mi prese una voglia irrefrenabile di andarlo a trovare, conoscevo solo il nome del sobborgo di Pechino dove abitava ma sapevo che lo avrei incontrato.

La matttina dopo la passammo a visitare la Residenza Estiva della Imperatrice Madre Dowager Cixi, una donna risoluta e motivata, piuttosto discussa, che ha guidato la Cina per decenni fino alla sua morte avvnuta nel 1908.
Il palazzo d’estate e’ un complesso costruito tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, su di un lago sovrastato da una collina, un luogo ideale per sfuggire alla calura estiva di Pechino. Li si trovano degli edifici puttosto singolari anche se non proprio belli. Cio’ che rende piacevole la vista sono la sua posizione e amenita’.

Passeggiare sulla collina, scendere giu’ fino al Lago di Kunming e camminare tranquilli lungo il Corridoio sulla sua sponda posando lo sguardo sul ponte dei 17 archi invita alla meditazione e a godere della quiete.
Penso sia uno dei giardini piu’ belli del mondo, le strutture architettoniche, i chiostri, i templi si susseguono armoniosamente.

La sera siamo andati a letto presto, il giorno dopo era Martedi’ 4 giugno!
La notte esattamente a mezzanotte ho postato su Weixin le foto piu’ famose di Tienanmen scattate nel maggio giugno 1989, la Piazza gremita di giovani, la Dea della Democrazia, l’uomo del carro armato, volevo sfidare la censura e vedere quanti like avrei ricevuto.
Di solito ricevevo tra 20 e 30 likes per ogni foto che pubblicavo su questo social media.
La mattina sveglia alle 7 per essere tra i primi ad entrare in piazza guardo il cellulare ma nessuno mi aveva messo un like! Pensai: “e’ troppo presto la gente dorme ancora”.
Ci siamo preparati fatto colazione e avviati verso Tienanmen.
Qualche minuto dopo sentii il cellulare vibrare, qualcuno mi aveva madato un messaggio, controllo e vedo che uno studente amico di amici tra i miei contatti su Weixin mi aveva scritto: Hey man this is not allowed on Weixin.
In Cina dove non arriva la censura c’e’ il controllo sociale! Cancello le foto tanto l’esperimento era riuscito, avevo trovato il modo di aggirare la censura, il piccolo slide show era visibile ma nessuno tra le mie centinaia di contatti, anche internazionali, si era azzardato a mettere un like!
Quel giorno i controlli sarebbero stati estenuanti una lunghissima coda ci attendeva all’ingresso, credo che siamo stati in coda sotto il sole per circa due ore!
Volevamo visitare il Mausoleo di Mao ma dato che chiude alle 11 e 45 a causa del tempo passato in coda non ce l’abbiamo fatta per una manciata di minuti. Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia del Chiarman, l’uomo, considerato il piu’ grande tra i cinesi cosi’ tanto osannato e ammirato, che ha guidato la Cina per quasi trent’anni lasciando dietro di se solo morte e repressioni.
Una volta in piazza abbiamo approfittato per fare alcune foto.

E’ stato comunque interessante sperimentare personalmente come ancor oggi per il regime quella data sia un giorno di massima allerta. In piazza v’erano assai piu’ gendarmi che turisti!
Che sia un giorno speciale lo sanno bene le migliaia di madri di Tienanmen, le quali vengono accompagnate in vacanze forzate per evitare che sfidino il regime andando a pregare in piazza per i loro cari scomparsi o le centinaia di dissidenti che vengono portati in quei giorni in galera per precauzione.
Sapevo che anche Chen Guang avrebbe potuto in quel momento essere in prigione come ogni anno per questa ricorrenza.
Il giorno successivo a Pechino il tempo non fu cosi’ clemente! Uscimmo che pioveva e sarebbe piovuto tutto il giorno!
Lo scopo era andare a cercare Chen Guang con in mano solo un indizio, il sobborgo di Pechino dove lui viveva: Songzhuang un villaggio agricolo 16 chilometri ad est dalla capitale che stava cercando di renventarsi come uno spazio per artisti.
Siamo arrivati che non era ancora ora di pranzo dopo avere preso due metropolitane e il bus locale. Per fortuna le mappe di Baidu in Cina funzionano bene e ti indicano esattamente i mezzi pubblici che devi prendere.
Arrivati a Songzhuang ci siamo accorti pero’ che l’impresa sarebbe stata piu’ ardua del previsto: eravamo pur sempre in Cina e il piccolo villaggio di Songzhuang era grande come Bologna! 400 mila abitanti!
Non ci siamo scoraggiati, innanzi tutto abbiamo mangiato qualcosa per rifocillarci, una ciotola di Mientiao e un te ci hanno dato le forze per cominciare con la nostra ricerca.

Museo Songzhuang

Primo luogo che abbiamo visitato e’ stato il bówùyuàn, il museo. Speravamo di trovare qualche indizio o qualcuno che conoscesse Chen Gauang.
Il museo e’ un edificio supermoderno, l’architettura e’ interessante, un ottimo esempio di come puo’ essere recuperata una vecchia area industriale, eravamo pero’ gli unici visitatori, davvero un luogo che metteva un po di soggezione, le opere esposte erano di artisti che vivevano a Songzhuang, tante opere di ispirazione occidentale, fotografie, installazioni, qualche opera che cercava di reinventare l’arte tradizionale cinese ma nessuna traccia di Chen Guang.
Abbiamo anche chiesto al tea shop, all’ingresso, alle maschere nessuno lo conosceva!
Abbiamo pensato e’ un dissidente non possiamo cercarlo al museo popolare! In Cina non puo’ neanche esporre!


Dunque dopo esserci goduti la visita ci siamo lanciati in una appassionante ricerca galleria per galleria!

Indicazioni con le Aree galleristiche di Songzhuang

A Songzhuang le gallerie sono centinaia! Piccole grandi, grandissime! Ve ne sono per tutti i gusti.
Non so in quante siamo entrati nello spazio di quattro ore, camminando tra questi enormi viali semideserti, e a tutti ponevamo la stessa domanda: conoscete Chen Guang? Avevamo anche la sua foto sul cellulare ma apparentemente nessuno lo aveva mai connosciuto o sentito parlare di lui.
Qualche volta abbiamo avuto l’impressione che in realta’i nostri interlocutori conoscessero bene il signor Chen Gaung ma che non volessero esporsi con degli estrenei, dopotutto stavamo parlando di un artista scomodo che da trent’anni tentava attraverso la sua arte di tenere viva la memoria di tienanmen.
Era oramai sera ed io ero stanco, quindi decido di fare un ultimo tentativo, dico alla mia compagna, che aveva anche lei finito le forze, questa e’ l’ultima galleria che visitiamo poi torniamo a Pechino.
Entriamo, ci riceve una ragazza di meno di trent’anni nata dopo il 1989 e gia’ questo non mi lasciava ben sperare, saluto, Ni Hao, Ni shuo yingyu ma? E lei yes I do, cosi’ mi avvicino e le chiedo se conosceva Chen Guang! Lei si gira e ci indica una scala invitandoci ad accomodarci su, come per dirci colui che cercate e’ al piano di sopra.
Saliamo, c’era un magazzino con dei divani e la sala del te, vediamo un signore dall’altra parte della sala ma non ci sembra l’uomo delle foto con capelli a caschetto e la faccia da bambino.
Mi avvicino e chiedo se conosce Chen Gaung, gli faccio vedere la foto e lui mi dice, si lo conosco, viene spesso qui’ lo aiuto ad inconrniciare i suoi quadri.
Gli chiedo se sa dove possiamo trovarlo. Allora lui cerca sul suo cellulare e mi da un numero di telefono!
Incredibile all’ultimo tentativo ce l’avevamo fatta! O quasi. Pensavo che lo chiamasse per noi ma in realta’ ci dice che potevamo contattatarlo a quel numero. Capisco che ci aveva fatto un favore ma non voleva andare oltre.
Usciti dalla galleria chiamo quel numero, mi risponde una voce gentile parla solo cinese, mi passa un suo amico che probabilemtne era li con lui che parlava inglese e gli spiego che stavamo cercando Chen Guang e che desideravamo incontrarlo e vedere i suoi quadri di cui avevamo sentito parlare dato che eravamo molto interesasti all’arte cinese contemporanea.
Il suo amico traduce per lui, ci dice che Chen e’ molto lusingato, non puo’ credere che due persone venute da tanto lontano per visitare la Cina perdano mezza giornata per cerarlo, e ci chiede di aspettare dove eravamo che sarebbe venuto a prenderci in auto. Gli invio la nostra posizione con Weixin e ci prepariamo all’incontro.
Dopo poco di 10 minuti vediamo arrivare una macchina blu che si ferma proprio di fronte a noi, era il signor Chen Guang che ci era venuti a prendere. Scende per salutarci ci presentiamo ci guardiamo ci esprimiamo piu’ a gesti che a parole.
Era come lo immaginavo, un signore affabile che conservava lo sguardo della fanciullezza, gentile e sorridente come di chi sia ben disposto verso gli altri. Ti metteva subito a tuo agio e dava l’impressione di capire in anticipo i tuoi desideri, prima che tu li esprimessi.
Non parlava inglese, solo qualche parola di italiano dato che era stato fidanzato con una ragazza di Bologna per qualche anno. Lei ora vive a Guanzhou capisco dal tono della voce che sente ancora la sua mancanza, ne parla con tenerezza e nostalgia.
Dopo aver passato circa un quarto d’ora sul ciglio della strada a cercare di presentarci un po in cinese un po in inglese e con qualche parola di italiano saliamo in auto, e dopo pochi minuti siamo a casa sua.


Abita in un quartiere nuovissimo, ex opifici trasfrormati in abitazioni, una strada senza uscita molto ben curata, scendiamo dall’auto, e ci dirigiamo verso un portone, suona e si presenta un uomo che ci invita ad entrare. Era il suo vicino di casa, un professore di storia delle religioni, specializzato nella storia del cattolicesimo in Cina che aveva studiato alla Cattolica di Milano durante il suo dottorato.
Parlava fluentemente italiano cosi’ ha mediato la nostra conversazione, ha tradotto in Cinese per Chen quello che gli dicevo: il motivo della nostra ricerca, il nostro interesse per l’arte, la nostra curiosita’ per i fatti di tienanmen etc.

Abbiamo bevuto un ottimo te preparato egregiamente dal nostro ospite mentre facevamo la conoscenza reciproca. Scopriamo che il professore si interessava di letteratura italiana e aveva tradotto Ungaretti in cinese! Un impresa non facile penso. Ci consegna una copia del libro che conserviamo ancora gelosamente.
Finito il rito del te ci avviamo nello studio di Chen Guang che era attiguo e piu’ o meno uguale.
Il grande complesso era stato diviso in tante sezioni regolari e internamente suddivise allo stesso modo.


Una grande zona giorno al piano terra e altri ambienti ai piani superiori, in tutto 3 piani molto luminosi visto che il tetto era completamente di vetro. Anche il pavimento tra i piani era di vetro.
I locali erano pieni di quadri, da piccoli a grandissimi! Alcune abbozzati altri terminati e pronti per essere spediti a Seul per una mostra a lui dedicata.
Alcuni di un realismo crudo, ultrafotografico, un padre ed un figlio nudi che si abbraccciano, un uomo a cui avevano appena tagiato i capelli e i ciuffi recisi erano caduti sulle spalle rimanendo li’ come sospesi, altri che a me sembravano in stile New Age, il cosmo, la via lattea, le lune, una fusione tra uomo e natura, altri raffiguravano il mare con diverse prospettive sovrapposte. Esperimenti artistici per superare Tienanmen.
Chen Guang per trent’anni ha dipinto quello che ha visto e fotografato in quei giorni a Pechino e i ricordi del 4 giugno 1989 penetrano ancora nel suo lavoro di oggi.
Chen, che era un soldato di leva, era stato mandato dalle campagne dello Henan per liberare la piazza e far rispettare la legge marziale e usava la macchina fotografica della sua unità per registrare le scene.
Quel mattino del 4 giugno 89 mentre una leggera pioggia cadeva sulla piazza e il fumo si diffondeva dai resti bruciati delle cose dei manifestanti, la vista della coda di cavallo in fiamme lo colpi’ profondamente, ecco che i capelli sono ancor oggi una parte importante della sua produzione artistica, non bei capelli ma capelli in fiamme, capelli tagliati.


“Quel fascio di capelli, che probabilmente apparteneva a una ragazza, ha lasciato un segno profondo nella mia memoria e non posso dimenticarlo fino ad oggi”, ci disse.
Chen dopo che ha lasciato l’esercito si è laureato alla Central Academy of Fine Arts ed è diventato un artista a tempo pieno. Chen aveva solo 16 anni quando si arruolò nell’esercito. La sua ambizione era studiare pittura, ma senza soldi o parenti influenti, l’esercito era la sua migliore possibilità di riuscita. Così mentendo sulla sua età, si è arruolato e fu assegnato grazie alla sua propensione artistica a compiti non di combattimento come fare poster di propaganda, scattare foto e girare filmati.
Il caso volle che venne prescelto assieme a tanti altri giovani militari provenienti dalle provincie piu’ lontane e schierati nel giro di vite di Piazza Tiananmen.
Ogni anno per l’occasione del 4 giugno Chen Guang viene arrestato e detenuto per un certo periodo per non permettergli di manifestare probabilmente.
Noi abbiamo avuto la fortuna andare a trovarlo il giorno dopo la sua liberazione e infatti in casa c’erano ancora i segni dei festeggiamenti con gi amici della sera precedente: sul tavolo un paio di bottiglie di vino francese e l’immancabile Baijiu.
Oggi Chen Guan 49enne continua ad affrontare la repressione. Non puo esporre in Cina e alcune sue opere sono state sequestrate. E’ un grande amico di Ai WeiWei e ci ha riferito che spera presto di raggiungerlo dato che era riuscito ad avere il visto permamente per gli USA.
Con noi non ha voluto molto parlare del 4 giugno: “Potrei non parlarne direttamente del 4 giugno ora, ma il ricordo di quegli episodi vive ancora nelle mie espressioni artistiche”, ci ha detto. “È andato appena più in profondità, è cambiato si e’ trasformato.”
Scorci di quella trasformazione possono ancora essere visti nelle sue opere recenti come quelle che si trovavano nel suo studio, i punti di vista del mare, lo spazio, il corpo umano e la sua connessione con l’universo. Opere che catturano l’immaginazione e si prestano a diverse letture.

Ciononostante gli chiedo se gli sia rimasto qualche quadro di Teinanmen allora lui ci porta al piano superiore dove ci fa vedere il Tankman allo specchio un quadro sospeso tra il primo e secondo periodo, dove gia’ la tavolozza abbandona il nero e il rosso del sangue per i colori del cielo e delle stelle.

Finita la visita alla sua casa e scattate molte foro ci chiede se avavamo fame cosi’ ci invita a cena e a passare la notte a casa sua. Accettiamo con entusiasmo! Un uomo di quasi 50 anni, ma con uno spirito cosi’ giovane non lo avevo ancora conosciuto. Almeno non tra i miei colleghi mangers della banca. Cosi’ gentile, affabile, ma con un lato malinconico, come molti cinesi direi.
Andiamo a cena e lui porta con se una bottiglia in terracotta piena di un fantastico Baijiu, a me non piace il liquore di riso ma quello era particolarmente buono.
Arrivati al ristorante capiamo che lui li era di casa, tutti lo conoscevano, ci danno il miglior tavolo.
La cena senza esagerare e’ stata la migliore che abbia mangiato in Cina, tagliatelle arrotolate in fettine sottilissime di carne fredda che vengono inzuppate in salsa di soia e sesamo, qulcosa di inarrivabile! brodo di tartaruga, finissimi Jaozi, insomma tra le prelibatezze migliori che la Cina possa offrire il tutto innaffiato da numerosi bicchieri del Baiju del nostro amico.
Alla fine della cena sentivo per quell’uomo un affetto fraterno, fossi vissuto in Cina sarei diventato sicuramente uno dei suoi migliori amici.