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Un Ponte per la Cina

nino d’eugenio

Quando i politici italiani incontrano i responsabili deli affari economici e commerciali della Repubblica Popolare Cinese l’evento e’ celebrato con grandi annunci e fanfare.
Sono d’accordo che gli scambi commerciali e culturali tra paesi distanti eppure così vicini come l’Italia e la Cina siano di vitale importanza per il progresso non solo economico di entrambi i popoli ma non comprendo come mai mai i nostri politici omettono di parlare di diritti umani con i loro interlocutori cinesi.
la Repubblica Italiana è stata fondata sui principi della libertà, dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto e il trattato di Lisbona stabilisce che l’UE e i suoi Stati membri dovrebbero promuovere e proteggere questi valori nelle loro relazioni internazionali.
Il governo cinese con il suo sistema politico autoritario presenta una evidente sfida per le nazioni democratiche e liberali.
In che modo la Repubblica italiana sta rispettando il proprio impegno a difendere e diffondere la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto nelle sue relazioni con la Cina? O la Cina ci influenza a tal punto da mettere in discussione i nostri valori fondamentali?
La liertà di espressione, di religione e critica sono delle chimere sotto il regime di Xi Jinping.
La gente vive sotto stretta sorveglianza e senza poter godere delle liberta’ civili e dei diritti umani. Tutti sanno del trattamento riservato agli Uiguri, definito la “Macchia del Secolo” da parte del segretario di Stato americano Mike Pompeo. Nazioni come la Svezia garantiscono immediata protezione umanaitaria a tutti gli Uiguri che fuggono dalla Cina, e 20 ambasciatori all’Onu di importanti paesi come il Giappone, la Francia, la Germania, l’Australia e il Regno Unito, hanno pubblicamente condannato la Cina per la terribile e inumana repressione degli Uiguri nello Xinjian.
E questo non è l’unica macchia delle politiche liberticide del Partico Comunista Cinese, lo stesso trattamento è riservato ai Tibetani e alle minoranze Musulmane non di etnia Han ai difensori dei diritti umani.
Non è ammessa poi libertà di critica al governo, al partito e a Xi Jinping, i dissidenti vengono perseguiti in ogni modo anche fuori dai confini dela patria e molti muoiono per mano della polizia segreta dopo aver subito torture.
La Cina è una società senza cittadini. È dominatsa dal PCC e anche dopo 70 anni al potere il governo comunista non si fida ancora del suo popolo: 1,4 miliardi di cinesi non hanno mai avuto l’opportunità di votare per i loro governanti.
Ciò che accade in Cina non è semplicemente un problema cinese, non è semplicemente un evento accaduto lontano da noi. L’ingiustizia è senza luogo, ci perseguita e influenza il nostro stato d’animo ovunque.
Allo stesso tempo, la tolleranza all’ingiustizia e alle informazioni distorte è un atto di complicità. La tolleranza consente ai regimi autoritari di oltrepassare qualsiasi linea rossa.
Questo è esattamente ciò che è accaduto in Cina quando l’Occidente, per continuare a fare affari, ha trovato la scusa che la società cinese sarebbe diventata più democratica dopo essere diventata più ricca.
La Cina è diventata più ricca e più potente ma non è mai maturata nel pluralismo o nella democrazia, continua a calpestare i valori fondamentali di giustizia, libertà e si fa gioco della libera concorrenza.
Se non agiamo subito ad ogni livello pagheremo tutti il prezzo per questo fallimento.

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