Categorie
Senza categoria

Le proteste senza voce dello Xinjiang commuovono i social media

nino d’eugenio

Secondo la stima di alcuni media occidentali, di alcune organizzazioni per i diritti umani e il Dipartimento di Stato Americano, tra gli 800.000 e i 2 milioni di uiguri, kazaki e altre minoranze etniche musulmane sono detenuti in campi di rieducazione nella provincia nord-occidentale della Cina nello Xinjiang. Lo Xinjiang è praticamente un enorme campo di detenzione, sorvegliato costantemente da telecamere con tecnologia di riconoscimento facciale, checkpoint e monitoraggio del telefono cellulare per tracciare ogni mossa dei suoi abitanti.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha definito il trattamento degli Uiguri nello Xinjian “the human rights stain of the century” la Macchia del Secolo ed è un orrendo crimine che richiama nefaste memorie della storia recente dei quali nessuno vorrebbe più sentir parlare.

Ciononostante e nonostante gli stretti rapporti che intratteniamo con la Repubblica Popolare Cinese pochi sono i quotidiani nazionali che abbiano dedicato dei servizi di approfondimento.

Facendo una veloce ricerca su Google news ho trovato che Repubblica ha dedicato all’argomento solo tre articoli nel 2019 e il Corriere della Sera uno in più.

Non mi risulta che nessun politico italiano,a parte forse Emma Bonino, abbia mai affrontato l’argomento pubblicamente e preso posizione come più volte fatto dal Segretario di Stato Americano.

La minaccia di Pechino non riguarda solo coloro che vivono all’interno dei confini, anche gli uiguri che sono riusciti ad espatriare non sono risparmiati dalle intimidazioni e vendette verso i loro parenti in Cina, ma adesso un numero crescente di persone sta cominciando a parlare.

Lo scorso febbraio, un medico uiguro residente in Finlandia ha lanciato una campagna sui social media #MeTooUygur per chiedere conto a Pechino dei loro cari scomparsi.

Il sito https://www.shahit.biz/eng/  fondato negli USA raccoglie le testimonianze dei parenti delle persone scomparse nello Xinjian per mano della polizia cinese.

Baharam Sintash ha fondato in Australia il sito www.uyghurism.com per preservare le copie della rivista Uigura, Civiltà dello Xinjian, diretta da suo padre ma chiusa dalle autorità cinesi dopoche’ lo hanno deportato accusandolo di separatismo.

Gli Uiguri rimasti in patria, per loro lo East Turkestan, stanno cercando di escogitare sistemi per oltrepassare il Chinese Great Firewall e la censura cinese e far conoscere al mondo e agli stessi cinesi, per lo più ignari, la loro disperata condizione.

L’ultimo ingegnoso espediente consiste nel postare dei brevi video su internet usando la app Tiktok, l’unica appdi social media ancora disponibile senza blocchi nello Xinjian.

I video mostrano delle persone che silenziosamente posano con le foto dei parenti detenuti.

Il video sopra, che ha avuto migliaia di visualizzazioni mostra una giovane donna che posa assieme ai suoi parenti internati.

Per un momento fugace, il video sembra l’inizio di un tutorial sul trucco.

Una giovane donna con un rossetto rosa si china per regolare la fotocamera, ma mentre sorride nervosamente, una lacrima le scende lungo la guancia. Dietro di lei c’è una fotografia di due uomini, che si pensa siano parenti scomparsi nel vasto sistema di campi di internamento nella provincia cinese dello Xinjiang.

Anche se la ragazza non dice una parola per tutto il videoclip di 15 secondi, lancia tuttavia una potente dichiarazione di sfida alla Cina da uno dei luoghi più strettamente sorvegliati della Terra.

I video sono realizzati da decine persone che posano solennemente in silenzio davanti alle fotografie di persone care scomparse.

Un altro sottile messaggio: i video riproducono come sottofondo tutti la stessa canzone triste chiamata “Donmek”, che in turco significa “ritorno”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.