Categorie
Senza categoria

Trent’anni dopo Tienanmen gli studenti cinesi continuano a sparire per mano della polizia! Questa volta lontani dalle telecamere e senza la solidarietà dei movimenti studenteschi occidentali.

‘Se sparisco’: gli studenti cinesi registrano messaggi di addio a seguito delle repressioni del governo per il loro attivismo sociale.

Qiu è stato il leader dell’associazione studentesca marxista presso la Peking University. Le autorità cinesi lo hanno trattenuto per quattro giorni a febbraio. Nel mese di aprile, Qiu scompare.

Pechino – il video si apre con il 21enne studente di sociologia di fronte alla telecamera. La sua voce si fa fioca mentre racconta il suo interrogatorio — la sua umiliazione — per giorni per mano della polizia.

Racconta che i funzionari lo hanno intimorito e gli hanno fatto pressione acchè la smettesse col suo attivismo sociale e abbandonasse l’Università di Pechino. Lo hanno schiaffeggiato fino a che il sangue non veniva giù a fiotti dal naso. Gli hanno infilato delle cuffie nelle orecchie e gli hanno fatto asscoltare ore di propaganda a tutto volume.

L’ultimo giorno, egli sostiene, lo hanno fatto piegare su un tavolo nudo e gli hanno aperto le natiche, dicendogli che gli avrebbero insegnato loro come comportarsi.

“Tutto questo è accaduto nel campus,” Qiu Zhanxuan è furente nel video che ha registrato nel mese di febbraio dopo che la polizia lo ha rilasciato, temporaneamente, dopo un calvario di quattro giorni.

“Se sparisco”, aggiunge, “sarà per mano loro”.

Qiu scompare il 29 aprile.

Gli agenti di sicurezza dello stato lo hanno sequestrato quel giorno dalla periferia di Pechino, dicono i suoi compagni di classe. L’offesa di Qiu? È stato il leader dell’associazione studentesca marxista presso la Universita di Pechino, un comunista che ha sfidato il Partito Comunista Cinese.

Negli ultimi otto mesi, il Partito Comunista Cinese ha fatto di tutto per fermare il piccolo club di studenti presso la migliore università del paese. I giovani marxisti dell’Università di Pechino hanno attirato l’ira del governo dopo che hanno portato avanti una campagna per i diritti dei lavoratori e hanno apertamente criticato la disuguaglianza sociale e la corruzione in Cina.

I leader cinesi sono molto sensibili agli scioperi e i possibili disordini sociali ora che l’economia inizia a perdere colpi mettendo a nudo le enormi differenze tra ricchi e poveri formatisi durante il boom economico degli ultimi 40 anni.

Ma la fonte del dissenso era ancora più imbarazzante per il governo. L’Università di Pechino, dopo tutto, forma la Cina migliore e più brillante, il top 0,1 per cento dei laureati del paese. E i suoi giovani marxisti ribelli stavano facendo qualcosa di particolarmente imbarazzante: combattevano per i diritti dei lavoratori contro lo stato.

Volevano, in altre parole, emulare il partito comunista delle origini.

Oggi, almeno 21 membri della società marxista dell’Università di Pechino, tra cui Qiu, sono stati messi agli arresti domiciliari o sono spariti del tutto. Molti di più quelli trascinati fuori dalle aule per l’interrogatorio che vivono sotto costante sorveglianza. Mesi di scontri, cinque ondate di arresti e un afflusso abnorme di poliziotti in borghese hanno, a tratti, trasformato un’università leader a livello mondiale in un campo di battaglia surreale.

La storia del Club marxista dell’Università di Pechino — raccontata da quattro membri che restano segretamente attivi e che parlano sotto anonimato per la loro sicurezza, dei loro sostenitori e di un tesoro di scritti e video lasciati dagli attivisti prima dell’arresto — illustra la lugubre atmosfera politica in Cina, dove gli studenti idealisti che abbracciano l’ideologia del partito possono essere soppressi come se fossero una minaccia all’integrità nazionale.

Questo pone domande più ampie che vanno al cuore della Cina moderna: cosa persegue esattamente il partito comunista? Cosa gli conferisce il diritto di governare?

Da quando è salito al potere nel 2012, il leader cinese Xi Jinping ha ripetutamente detto che il partito comunista ha bisogno di riconquistare la fiducia della gente alleviando la povertà, sradicando la corruzione e portando avanti ancora più efficacemente l’educazione nazionalista. Ma spesso, la gente semplicemente non crede a questo messaggio.

“Il governo ha smesso di prendersi cura dei lavoratori molto tempo fa. Si preoccupa solo di tenere per se il potere e la ricchezza, “un 20enne che ha chiesto di essere identificato come Michael ha scritto da uno app di messaggistica criptata.

In tutta la Cina, l’attrito sociale è in aumento, infiammato da decenni di crescita a rotta di collo.

Nel sud, le dispute sul lavoro stanno spuntando di nuovo dopo essere state sopite per un decennio.

Ogni sfida all’autorità è stata sostenuta, in parte, dagli studenti marxisti.

“Il governo è spaventato perché le contraddizioni si fanno evidenti”, dice Michael. “Una volta che si studia il marxismo, si scopre cosa è il vero socialismo e si comprende che il socialismo marxista e il cosiddetto socialismo con le caratteristiche cinesi sono due cose diverse. Vendono il fascismo come fosse socialismo, come un venditore di strada vende la carne di cane come agnello”.

Dietro grandi cancelli in legno verniciato vermiglio, il campus della università di Pechino è stato, per un secolo, sede di avanguardia intellettuale della Cina e fucina dei futuri leader, dei suoi piantagrane e dei suoi rivoluzionari.

Un giovane Mao Zedong studiò il marxismo-leninismo quando lavorava nella biblioteca del campus. Gli studenti della Peking University hanno marciato il 4 maggio 1919, per protesta contro il colonialismo occidentale, un momento seminale nell’attivismo politico cinese ancora ogi ricordato come festività nazionale.

La stessa Università ha guidato l’occupazione di Piazza Tiananmen, 30 anni fa nel 1989, prima che il governo mandasse soldati e carri armati, uccidendo centinaia, forse migliaia di studenti.

L’associazione marxista dell’Università di Pechino è stata formata nel 2000 da studenti preoccupati per la disuguaglianza sociale crescente che già percepivano intorno a loro.

Negli anni che seguirono, gli studenti hanno settimanalmente fatto visita alle fabbriche tessili ed elettroniche nella periferia di Pechino. Alcuni hanno lavorato nelle linee di assemblaggio e hanno dormito nei dormitori con gli operai per fare esperienza della vita proletaria.

Per molti, è stato un crogiolo ideologico.

Uno studente marxista che ha chiesto di essere identificato come Lucy ha lavorato in una stamperia nel magazzino dei libri e nel reparto per l’applicazione di etichette. Ha fatto turni di 12 ore facendo movimenti ripetitivi migliaia di volte, alla fine del turno aveva sempre la schiena dolorante e le gambe intorpidite.

Si sentiva però fortunata perchè non doveva provvedere alla famiglia con i $300 $450 dollari al mese che guadagnava come i lavoratori accanto a lei.

“Ma era proprio l’esperienza e la comprensione della vita dei lavoratori che ci ha messo sul cammino di praticare realmente il marxismo”. “Quella sofferenza dolorosa è l’esistenza quotidiana di 300 milioni cinesi.”

Nel 2013, il gruppo fonda una “casa dei lavoratori” nel campus prendendo come modello il club formato nel 1920 dal padre fondatore del partito comunista cinese e alunno dell’Università di Pechino, Deng Zhongxia.

I giovani marxisti offrivano lezioni notturne sul diritto del lavoro, giocavano a scacchi e danzavano con i lavoratori della mensa dell’Università e i bidelli. Il primo di maggio e a fine anno, gli studenti ricordano come molti dei 400 i lavoratori universitari hanno iniziato a cantare “l’internazionale” o le prime canzoni comuniste come “la ballata dei minatori di Anyuan” che commemorava uno sciopero del 1922 organizzato da Mao.

Siccome il numero di studenti scomparsi negli ultimi mesi va aumentando quelli ancora liberi hanno preparato “lettere aperte” da pubblicare nel caso in cui fossero sequestrati.

I compagni marxisti, coordinandosi in segreto, hanno iniziato di recente a rilasciare le lettere dei compagni scomparsi una ad una.

Hanno salvato il video e la lettera di Qiu per pubblicarla il 4 maggio, nell’anniversario della protesta che ha ispirato i loro eroi rivoluzionari comunisti un secolo fa.

La lettera di Qiu ha raccontato con sfida la sua vita personale e le sue esperienze con la polizia. “Più profonda è la persecuzione, più grandi sono i colpi, più odio si annida nel cuore”, ha scritto.

Nel video Qiu sembra più vulnerabile. Egli si chiede che tipo di maltrattamenti i lavoratori che sfidano l’autorità governativa devono soffrire in prigione. Ma la sua voce si indurisce alla fine della registrazione di tre minuti.

“Combatteremo insieme, avanzeremo e ripiegheremo insieme”, dice Qiu, e poi solleva un pugno chiuso. �

Una risposta su “Trent’anni dopo Tienanmen gli studenti cinesi continuano a sparire per mano della polizia! Questa volta lontani dalle telecamere e senza la solidarietà dei movimenti studenteschi occidentali.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.