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Sistema dei Crediti Sociali in Cina: sogno confuciano o incubo orwelliano?

La Cina sta impegnando le sue migliori menti e le sue aziende di punta nel suo progetto distopico di creare una società della sorveglianza.

Nella più prestigiosa Università della Cina la Tsingua, l’Alma Mater di Xi Jinping e di molti altri leader del Partito Comunista Cinese, un gruppo di ricercatori in parternship con la Gioventù Comunista, sta sviluppando un sistema di crediti basato sui big data per incentivare azioni positive. Gli studenti che acquisiscono un buon punteggio godono di alcuni benefici quali corsi di formazione, accesso facilitato alle selezioni per posti pubblici, affitto agevolato, viaggi studio all’estero e perchè no, maggiori possibilità di trovare un partner.

Questo gruppo di circa trenta ricercatori sta lavorando ad un sistema di crediti sociali che potrebbe in un futuro plasmare il destino di milioni di giovani. Il gruppo si chiama Gestione dei Crediti per la Gioventù Cinese, sta lavorando assieme al Comitato centrale della Gioventù Comunnista e alla potentissima Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, allo sviluppo di un sistema di crediti da applicare alla gioventù cinese.

Attraverso l’acquisizione e l’analisi di un vasto numero di dati che riguardano potenzialmente ogni cosa, dal curriculum scolastico agli acquisti fatti on line, i ricercatori sono stati in grado di lanciare una app che darà agli studenti e neolaureati un assaggio di quello che significa avere un buon social rating. La app ha come obiettivo quello di incentivare le azioni positive per la società e per fare ciò analizza da un lato i comportamenti antisociali e dall’altro l’impegno nel volontariato.

La app si chiama Unictown ed è di propiretà della Tsingua Unigroup, società statale che produce microchip. Il sistema coprirà a breve tutta la popolazione cinese di età tra i 18 e i 45 anni, circa 420 milioni di persone.

Shi Yanying presidente della società ha detto in una intervista al South China Morning Post, “al contrario di altri sistemi di credito sociale che costruiscono Liste Nere per controllare il rischio, il nostro sistema di rating è progettato per incoraggiare i comportamenti positivi, e offrire una guida alla goventù cinese sempre più globalizzata su come comportarsi per essere in linea con i loro coetani di altri paesi e divenire leader e modelli”. “Quelli con basso rating non riceveranno nessuna punizione, semplicemnte non riceveranno gli stessi benefits di quelli con alto credito. Quando i giovani fanno domanda per un lavoro o per un corso di studi all’estero spesso hanno bisogno di una lettera di referenza da parte di un mentore, queto sistema potrebbe un giorno sostituirla”.

La app è stata lanciata nel febbraio 2019 ed offre un assaggio su quello che sarà il sistema cinese di crediti sociali basato sul principio del bastone e della carota, per far si che i cittadini siano incentivati al rispetto delle regole e per promuovere l’intergrità e la fiducia nella società nel suo complesso.

Secondo il piano lanciato nel 2014 a far data dal 2020 sarà lanciato in Cina un sistema di crediti sociali che “permetterà alle persone degne di fiducia di godere dei benefici del loro status ovunque si trovino e renderà difficile a coloro che non meritano di fare anche un solo singolo passo”.

Il comitato Centrale del Partito Comunista Cinese in collaborazione con la Commissione per lo Sviluppo e le Riforme e la Banca del Popolo della Cina hanno sviluppato un piano per includere nel sistema le informazioni relative al credito. Altri dati che verranno inclusi sono il database nazionale del volontariato.

Già oggi la Corte Suprema gestisce un database di 13 milioni di persone non mertitevoli, o Laolai in cinese. Queste persone ad esempio non possono prendere un treno veloce, un aereo o viaggiare all’estero. In alcune provincie le compagnie telefoniche avisano che un Laolai sta chiamando con una speciale suoneria.

I miliardi di dati che il governo cinese ha bisogno per costruire il sistema di credito sociale dei cittadini è dato dal suo apparato di sorveglianza altamente tecnologico e diffuso in tutto il territorio.

In Cina ci sono centinaia di milioni di telecamere a riconoscimento facciale e della camminata (gait recognition) installate praticamente ovunque, per strada, negli uffici, nelle aule e persino nei bagni pubblici e nei centri massaggi.

L’Università di Pechino ha installato un sistema di riconoscimento facciale per controllare gli ingressi del campus. Negli aeroporti e nei posti di frontiera strategici come HongKong i sistemi di riconoscimento facciale sono già in uso. Lo scorso anno per la prima volta la polizia di Guangzhou ha potuto usare gli occhiali intelligenti che permettono di identificare i criminali presenti nel database nazionale in soli tre secondi.

Internet è la più grande fonte di dati per il governo. Tutti i messaggi e tutta la navigazione in rete viene captata e analizzata, tutte le ricerche fatte e tutti i messaggi scambiati e tutti i post lasciati in rete vengono analizzati dal governo. Per esempio la applicazione WeChat, unica piataforma di messaggistica della Cina, non si serve di sistemi di data encription per permettere al governo di accedere ai messaggi e ai dati degli utenti (pare che Michele Geraci sottosegretario al MISE abbia chiesto al suo team di utilizzare WeChat).

Poi c’e’ l’immancabile sfruttamento della fitta rete di informatori del Partito Comunista Cinese che guodagnano in reputazione e benefici se denunciano qualcuno alla polizia anche solo per aver affermato che Taiwan sarebbe una nazione a parte e non una provincia della Cina.

La Cina sembra spendere più in sicurezza interna che esterna, basta fare una passeggiata per qualsiasi città per rendersene conto, telecamere ovunque e posti di polizia ad ogni angolo della strada. Tutte le fermate del metro sono controllate dalla polizia e per prendere la metropolitana si è costretti a passare i controlli come si fosse in aeroporto, compreso il controllo bagagli e il metal detector.

Tutte le vie disponibili sono sfruttate dal governo per accrescere il controllo sui cittadini.

Qualsiasi problema sociale viene affrontato con una maggiore dose di sorveglianza e repressione.

Niente si deve intromettere tra i cittadini e il partito, quindi anche la religione deve essere sottomessa al Partito Stato. Solo 5 sono le religioni ammesse per legge e possono esistere solo sotto l’egemonia dello Stato. I Cattolici ad esempio sono rappresentati dalla Associazione Patriottica Cattolica Cinese la sola Chiesa Cattolica riconosciuta dal governo. Il governo cinese chiede infatti ai cattolici di non riconoscere l’autorità del Papa e di affermare il primato delllo Stato. La chiesa Cattolica Romana per lo Stato Cinese non esiste e i suoi credenti operano in clandestinità. Anche il buddhismo tibetano subisce forti limitazioni e repressioni. Il Dalai lama è un nemico per il governo cinese e la sua autorità religiosa non viene perciò riconosciuta.

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